Firmato tua F, recensione di Luciano Bertuccioli

Katy G.
FIRMATO TUA F.

Prego, salite nudi in questa storia. Scivolate lungo la corrente poetica del racconto per vivere con Frida, come Frida un “amore malato” ma vero, totale. Non c’è giudizio, solo dedizione e passione, amore vissuto fin negli atomi della pelle ma corrisposto attraverso il velo “a specchio” di un uomo che ama prima se stesso, poi il resto, ma esiste il resto? C’è la passione, le lenzuola stropicciate, la delusione, il vuoto, il sapore amaro della consapevolezza di un domani diverso. C’è il riscatto senza trionfo.
LXVI . Oltre quello che vedi
Io non sono la mia carne
io non sono la mia pelle
io non sono le mie labbra
io non sono il mio seno
io sono quello che i tuoi occhi non guardano.
Katy coinvolge nella sua visione, accompagna dentro il mondo emotivo di una donna, costringe, se sei uomo, a leggerla con la parte femminile, quella maschile rimane rigata, come le lacrime macchiate di rimmel, in un leggero senso di colpa. “Io sono quello che i tuoi occhi non guardano” perché non c’è abbandono che più ferisce del non essere guardata nell’anima. E chi non ama già abbandona, prima di farlo realmente. E’ con naturalezza, senza corazza protettiva, che F. si svela per poi ricoprire tutto con “un velo di neve”. La liberazione finale è amara, in fondo era solo uno “stronzo”. Resta il sapore di una lettura coinvolgente, un percorso pensante, una poetica struggente e appagante. Resta l’ammirazione per Katy. Baciare il libro dopo averlo letto, da consumare lentamente, senza moderazione, può creare dipendenza.

Luciano Bertuccioli

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